sabato 7 luglio 2018

IL CONTRATTO EDITORIALE


Il contratto editoriale è uno strumento fondamentale per chiunque voglia pubblicare le proprie opere, riconoscendo un minimo di dignità al proprio lavoro creativo. 
Premesso che:
- gli autori e o illustratori sono lavoratori e non hobbisti, ergo il loro lavoro deve essere riconosciuto come sussistenza per vivere e non come passatempo;
- che il lavoro dell'illustratore richiede impegno, studio e fatica come un qualsiasi altro lavoro intellettuale ed è anche  caratterizzato dal plusvalore  del talento creativo (ahimè purtroppo sotto stimato in termini economici) ,
 -che esistono percorsi di studio che formano gli illustratori in quanto prestatori d'opera intellettuale;
 - che la maggior parte dei piccoli e medi editori continuano a non voler pagare gli autori e illustratori se non promettendo delle percentuali(royalties) sul prezzo di copertina;
...mi permetto di dare qualche utile consiglio ai sognatori che sperano di lavorare in un settore così sbilanciato e poco remunerativo come quello editoriale.
Il problema di fondo è che l'editore "a norma di legge" è un "imprenditore" e pertanto, deve rischiare e investire su un prodotto che reputa valido, seppur nella consapevolezza di operare in un mercato ostico come quello editoriale. 
In pratica, se hai scelto di fare l'editore devi mettere in conto perdite e guadagni, ma non chiedere agli autori/illustratori di partecipare al tuo rischio d'impresa! Essi sono lavoratori esterni, non soci della tua impresa.
Eppure i contratti dei piccoli e medi editori sono sempre gli stessi: i pagamenti  sono a percentuale sulle vendite e se il libro costa al pubblico euro 7 non incassi più di 0,70  centesimi lordi a copia, bene che va. A questo punto l'autore/illustratore non può che fare due conti elementari: "quante copie dovrei vendere per incassare almeno euro 70 lordi?"  All'incirca 100 copie. Si, ma quando vendo 100 copie?
Purtroppo la maggior parte delle piccole, medie case editrici non danno anticipi sulle royalties proprio perché non hanno la certezza di stampare o vendere un minimo quantitativo di copie. A questo  punto non fatevi allettare da promesse di fama, presentazioni del libro, distribuzione planetaria, recensioni altisonanti, purtroppo non sempre le promesse vengono mantenute e rischierete di trovarvi a promuovervi e vendervi il libro da soli dopo aver acquistato dall'editore un numero di copie scontate al 30%-40% su cui l'editore farà il suo guadagno. Ci sono editori che propongono un contratto senza obbligo di acquisto di copie per far vedere che loro non sono editori a pagamento, sicuri che  alla fine qualunque autore acquisterà, volente o nolente, il suo numero di copie da regalare o da portare in contro vendita alla libreria del paese. Gli editori lo sanno, è così...e alla fine, trovano sempre un autore disposto ad accettare passivamente condizioni indegne pur di pubblicare. Un consiglio che voglio dare agli autori e illustratori è quello di  proporre cambiamenti e condizioni bilaterali nei contratti editoriali. Solitamente gli editori sottopongono all'autore un contratto standard, invitandolo a firmare senza nemmeno proporre una discussione. Forse sono abituati ad utenti passivi che non fanno obiezioni, per questo le cose non migliorano mai. E' anche un problema di autostima, se io accetto una condizione per me svantaggiosa, in barba a leggi e regolamenti, calpesto un mio diritto per favorire colui che  sfrutterà il mio lavoro per averne un profitto.
Ora non mi si venga a dire che sono troppo pignola e pretenziosa, questo è il "refrain" di tutti coloro che vogliono far passare le persone sapienti come delle rompiscatole.
Per quanto mi riguarda non ho mai accettato di lavorare senza un contratto che mi riconoscesse un minimo anticipo sulle royalties o un compenso di lavoro. Non voglio vivere con l'angoscia di non essere pagata. Rifiutare contratti  inaccettabili è necessario per la nostra salute e autostima. Se una cosa non mi conviene non la faccio, piuttosto mi autopubblico, almeno potrò gestirmi in autonomia grazie alle piattaforme online e ai report automatici che visualizzano le vendite in tempo reale, posso usufruire delle vendite negli store online e nelle librerie su ordinazione, posso decidere il prezzo di copertina e il formato del mio libro. Inoltre, alcuni self publishing sono presenti anche alle fiere del settore librario.
Insomma, se le piccole e medie editrici non danno agli autori una convenienza in più a livello economico (magari con minimi anticipi sulle royalties) per differenziarsi da un self publishing, tanto vale optare per quest'ultimo, almeno non ci sentiremo presi in giro. E non è poco direi, perché io mi voglio bene.

 MODELLO DI CONTRATTO EDITORIALE 
https://www.writersdream.org/forum/forums/topic/36208-contratto-editoriale-standard-fac-simile/

Di seguito la mia risposta di rifiuto a "La Ruota" edizioni di Roma in merito ad una loro proposta di pubblicazione editoriale per il mio secondo libro di "Verde quiete" a condizione di cambiare il formato originale (15x23) riducendolo a 15x15 cm (ovvero quadrato anziché rettangolare) e lasciando a discrezione dell'editore il prezzo di copertina e le modifiche dell'opera, pagando con royalties del 10% l'autore e non dichiarando nel contratto il numero di copie da stampare. Insomma, abbastanza elementi per dire "no".


Spett. "La Ruota edizioni"  ho visto le vostre rettifiche alla mia precedente mail sul contratto da me  proposto e vi dico subito che per me si chiude qui.  Ci tengo però a spiegare le mie sacrosante motivazioni che sono quelle che da anni, noi autori e illustratori cerchiamo di far capire agli editori italiani nella speranza che qualcosa cambi nella  considerazione del nostro lavoro (perché tale è)  mal pagato o per nulla pagato. Dal mio canto ho sempre lavorato con editori esteri  perché almeno il lavoro lo pagano. Il rischio d'impresa dell'editore  non se lo può accollare anche l'illustratore/ autore, che è un lavoratore esterno, tanto più che non mi viene dato di sapere  quante copie verranno stampate del mio libro e quindi non posso fare neanche un  bilancio di previsione sui possibili guadagni derivanti dalla vendita . La percentuale del 10% lorda a titolo di pagamento è irrisoria e inaccettabile  senza un anticipo che garantisca all'autore un minimo decoroso  guadagno nel rispetto del proprio lavoro. Fatti due conti, essendo la  percentuale di guadagno su ogni copia del 10% lordo al netto della  ritenuta da conto (-20% sul 75% della somma spettante), ciò che rimane  è ben poca cosa, meno di un' elemosina (visto che non credo di poter  vendere 20.000 copie).Tali condizioni in tutta franchezza, non rendono onore nemmeno  all'editore che le propone.  Da tempo le associazioni degli illustratori si battono per i nostri  diritti, affinché il nostro lavoro sia riconosciuto come quello di un prestatore d'opera intellettuale. Chiedere un anticipo di royalties  sui diritti d'autore per riconoscere dignità e diritto al nostro  lavoro è già una mediazione minima che dovrebbe essere consuetudine visto che non facciamo libri per hobby. Se dobbiamo essere degli hobbisti, a questo punto, non vedo alcuna differenza tra un self publishing e un piccolo editore, anzi,  visti i contratti proposti, una differenza c'è, a favore del selfpublishing (guadagno netto del 20% - 30%) e gestione dell'opera in piena autonomia con rendicontazioni in tempo reale sulle vendite. Un ultima cosa ci tengo a precisare:  il formato dell'opera come avrete visto dal pdf del mio progetto libro è di 15x21cm per cui anche su questo punto ritengo che non ci possa essere alcun adattamento ad un formato minore senza una penalizzazione della qualità  finale.








  

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