sabato 19 settembre 2009

L'illustratore può definirsi un lavoro?

Direi proprio di no, vista la scarsità d' opportunità di lavoro nel campo dell'editoria, un campo chiuso, dove l'illustrazione è solo un complemento a volte inutile, considerata a torto la "Cenerentola" delle arti.
I libri illustrati sono soprattutto rivolti all'infanzia: favole, racconti, manuali, ma anche in questo settore, girano sempre gli stessi nomi, gli stessi stili e stereotipi. Ecco, allora, che un giovane talentuoso, capace di usare con abile maestrìa colori e pennelli, sa di dover "prendere l'arte e metterla da parte" Sa di dover mettersi in fila, con altri mille talentuosi e creativi, in un campo dove la competizione è spietata e, come dice la canzone, solo "uno su mille ce la fa"
D'altra parte è la dura legge dei lavori artistici e chi fa certe scelte, soddisfa lo spirito, ma non riempie il portafoglio nemmeno a metà.
Basta visitare la "Fiera del libro per ragazzi di Bologna", per rendersi conto che ormai il mercato è saturo, gli editori non investono nei giovani (che nel frattempo sono diventati vecchi) e che alla fine è solo una questione di scelte di mercato, in cui non contano gli studi, lo stile, e la poesia con cui s'illustra, ma solo la commerciabilità di un prodotto editoriale; come dire: musica d'autore e musica pop non vendono allo stesso modo. E non tutti riescono ad adattare la propria mano allo stile commerciale. Sono gli editori che dettano le leggi del gusto e dovrebbero essere loro a cambiare nelle loro scelte, a riconoscere il giusto valore all'illustratore, a pagarlo decorosamente e non a percentuale sulle vendite.
A chi si accinge oggi a frequentare scuole e corsi d'illustrazione vorrei dire: fatelo, perchè se avete un talento dovete coltivarlo, riuscire a comunicare attraverso l'arte è un privilegio e un beneficio per la mente e lo spirito, ma non sperate di trasformare l'arte in un lavoro, o morirete di fame!

a buon intenditore

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